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Il reportage del concerto di Kid Ink a Milano

Kid Ink

Ogni anno, con l’inizio della nuova stagione che vede giungere a Milano diversi artisti internazionali, spero sempre che tra essi ce ne possa essere uno tanto meritevole quanto il successo che stia riscuotendo il Rap negli U.S.A.

Così il primo ad inaugurare questo importante susseguirsi di grandi personalità artistiche nel capoluogo lombardo è stato Kid Ink, MC originario della West Coast che possiede tre LP e numerosi mixtape all’attivo. Tra questi ha da poco pubblicato Full Speed, che ha deciso di portare in tour europeo insieme alla Batgang, collettivo di cui è leader da poco tempo.

Poco prima di recarmi ai Magazzini Generali, luogo scelto accuratamente per questo show, mi vengono comunicati gli orari dello spettacolo e così decido di arrivare in concomitanza all’inizio dell’artista di punta della serata. L’artista losangelino sale sul palco puntualissimo sfoderando ogni capacità e con una verve d’altri tempi. Ciò colpisce subito tutto il pubblico che è composto da una branchia di miei coetanei, i quali, secondo me, non sono sicuri neanche del motivo per cui presenzino a questo live e quindi colgono l’occasione per “fare bordello” (come direbbero molti esponenti di punta dell’intellettualismo della mia generazione). A questi dobbiamo escludere Don Joe e i 2nd Roof, che “se la godono” dagli spalti del privé.

Si nota subito quanto Kid Ink sia particolarmente affezionato alle strumentali stile DJ Mustard che, dal vivo, hanno un impatto più imponente del suono classico associabile a colossi come The Alchemist. Scorrono numerosi brani abbastanza monotoni e, guardandomi attorno, capisco quanto il pubblico aspetti classici come “Body Language”, “Show Me” o “Be Real”. Tra una pausa e l’altra salgono sul palco anche altri componenti della Crew come Vee Tha Rula e Bricc Baby Shitro che, improvvisamente, danno il via ad una vera e propria trasformazione di un concerto Rap ad una specie di rave, di cui sono protagonisti tutti i remix più estremi di alcuni pezzi di Kid Ink e le bottiglie di champagne.

Un tassello importante che, probabilmente, non dovrebbe essere più trascurato anche in Italia, è la scenografia con continue proiezioni di immagini e video con effetti allucinogeni, associati alle tematiche delle canzoni. Poi, quanto tutto sembra terminato e il posto si sta vuotando, si sente in lontananza il ritornello di Dej Loaf in “Be Real” e in quel preciso istante la folla ribalta letteralmente il locale, concludendo la serata.

Un’ora e un quarto scarsa di concerto ad un prezzo abbastanza alto sono l’eredità che Kid Ink ha lasciato ai milanesi.

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